Un testo cui ritorno spesso con incantato godimento e ammirazione lo ha scritto Susan Sontag nel 1978. È un ritratto di Walter Benjamin di circa venticinque pagine appena ma con la densità e la ricchezza di un libro. Non soltanto è tra le cose migliori che sia possibile leggere su Benjamin – e su Benjamin è stato scritto tanto da tanti. È anche bello, di una bellezza sublime; un testo perfetto in assoluto, a prescindere dall’argomento trattato cioè e perfino dal genere. Voglio dire che lo si potrebbe benissimo leggere fingendo che non sia un saggio e che Benjamin e tutti gli altri giganti evocati e citati – da Scholem a Kafka, da Adorno a Brecht e molti altri ancora – siano immaginari, personaggi e non persone. Niente della sua bellezza andrebbe perduta. A incantare è infatti la sua costruzione, il modo in cui Sontag gira intorno all’uomo. Prima lo descrive come appare nelle fotografie – il che è in fondo anche un modo per mostrarci la fotografia, così importante per Benjamin e il suo tempo – dopodiché passa a un altro tipo di immagine: l’impressione che ebbe di lui l’amico Scholem la prima volta che lo vide parlare. Da qui il testo prosegue per associazioni, alternando i temi cari a Benjamin alle sue reminiscenze e i tratti del suo temperamento, stabilendo punti di connessione con persone libri oggetti. Sontag ha un’idea molto precisa di Benjamin e lo osserva dalla lente della sua idea, che era poi anche un’idea di Scholem ovvero che Benjamin fosse un uomo triste, da leggersi in corsivo, alla francese. Lo sguardo è al contempo un motivo e un movimento del testo, come lo era per Benjamin. Che la costruzione del ritratto coincida con la natura e il pensiero del soggetto dipinto chiude il tutto in un cerchio di luminosa intelligenza. A forza di rileggerlo, più che un ritratto di Benjamin, Sotto il segno di Saturno diventa il ritratto di un tipo d’uomo, il malinconico appunto, l’uomo che ama vagare e perdersi nel grande perché attratto dal piccolo, dal tramutarsi del mondo in una cosa, in una rappresentazione in scala del mondo, che sia una palla di vetro o una mappa. Su tutto aleggia una nube, la convinzione di Benjamin, anch’essa malinconica e peraltro dimostratasi vera, secondo cui gli intellettuali indipendenti erano a quel tempo una specie in via di estinzione.
