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“Creò un mondo immaginario per sfuggire al mondo reale; il mondo che sognò perdurerà, l’altro è quasi un sogno.” Lo diceva Borges di Edgar Allan Poe, ma è un ritratto che potrebbe valere per tanti scrittori. Può forse valere anche come sintesi della vita di un qualsiasi artista. Di certo vale per H.P. Lovecraft, che di Poe fu l’erede predestinato e indiscusso. Per certi versi, vale più per lui che per Poe, se è vero, come si dice, che tra i volumi più richiesti in tante biblioteche vi è il famosissimo Necronomicon, un libro mai scritto se non nell’immaginazione di Lovecraft, che se ne serviva citandolo nei suoi racconti visionari per dar loro verosimiglianza. L’espediente era in fondo quello tradizionale della letteratura gotica, il manoscritto trovato nel baule, che però nessuno prendeva più per vero proprio perché tutti vi riconosceva un trucco. Passare dal manoscritto alle citazioni da libro inventato sarà stato anche banale – un uovo di Lovecraft, per così dire – eppure è bastato. Quelle parole messe tra virgolette davano l’illusione che il mondo da incubo di quei racconti avesse un’estensione anche nel nostro. Una certa importanza l’ebbe anche che Lovecraft soffrisse del poco piacevole dono di ricordarsi in ogni dettaglio i suoi incubi, di cui i racconti erano trascrizioni fedeli. Viene da chiedersi che uomo fosse lo scrittore di giorno, oltre che un testimone della notte. Un’idea è possibile farsela, grazie alle lettere. È la parte meno nota della sua opera, malgrado la sia anche la più corposa. Ne scriveva a sfascio. Nell’ultimo periodo della sua vita divennero un’occupazione a tempo pieno, tanto che le stime parlano di ben centomila lettere scritte peraltro in un arco di tempo in fondo breve, considerato che il loro estensore morì ad appena quarantasette anni. Alcune erano di una lunghezza scriteriata, come quella da poco pubblicato in una radiosa traduzione di Ottavio Fatica. Settanta pagine tonde in cui Lovecraft dice la sua sugli argomenti più disparati: il tempo, le macchine, la democrazie, le donne, la letteratura (ovviamente) e altro ancora. Una lettera sui massimi sistemi del mondo, in sostanza. Più si procede nella lettura, più questo nostro mondo reale su cui Lovecraft ragiona appare confuso e quasi impalpabile al confronto dei suoi incubi, proprio come diceva Borges. E non è affatto una brutta sensazione.