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I libri che parlano di chi fa della lettura una ragione di vita sono ormai così numerosi da rappresentare un genere a parte, come il giallo o la fantascienza. Che il lettore sia intanto diventato una specie in via di estinzione sembra alimentare la tendenza anziché porvi un freno. Più i lettori diminuiscono, più se ne parla. È un paradosso solo apparente. Anche in passato, quando televisione e telefoni intelligenti anconra non esistevano e il libro costituiva l’unico mezzo per viaggiare in altri mondi senza muoversi di un passo, il lettore era già un sopravvissuto dell’età dell’oro in cui i libri godevano ben altra considerazione. Non per niente anche il protagonista del primo grande romanzo della storia, Don Chisciotte, è un attempato lettore avidissimo che si avventa su ogni foglio stampato gli capiti a tiro, amante di storie cavalleresche ormai fuori dal tempo. Il nome dell’hidalgo torna non per niente più volte in uno dei migliori libri mai scritti sulla figura della lettore. Vi appare anche nell’epilogo, dove si rimarca come in tutto il suo romanzo Cervantes non mostri mai questo bizzarro eroe leggere le sue amate avventure perché, avendo ormai divorato tutto quel che poteva divorare, si è trasformato in quel che ha letto, nel cavaliere che combatte i mulini a vento ovvero nell’ultimo esemplare della sua specie.

L'ultimo lettore, Ricardo Piglia - SUR

L’ultimo lettore è anche il titolo di questo libro “fatto di casi immaginari e di lettori unici.” Lo ha scritto Ricardo Piglia, autore argentino che meglio di chiunque altro si è misurato con una questione cruciale e ineludibile in quel paese ai confini del mondo: come fare letteratura all’ombra Borges, il cui insegnamento più importante consiste appunto nella certezza che “la finzione non dipende solo da chi la costruisce, ma anche da chi la legge.” Fare del lettore il personaggio ideale dei suoi racconti era per Borges la naturale conseguenza del preferire la gloria dei libri letti a quella dei libri scritti. Attenzione però. Il personaggio lettore non è un riflesso del Borges lettore, perché sono due specchi entrambi, il primo e il secondo, posti uno di fronte all’altro in cui si riflette quel che si trova in mezzo. “L’immaginario si colloca tra il libro e la lampada” scrive Piglia citando Foucault che a sua volta parlava di Flaubert, il che è come dire che l’immaginario è il lettore. Impossibile e insensato dunque stabilire distinzioni e gerarchie tra lettori reali e lettori immaginari. Il vero lettore è sempre un’invenzione. Prendiamo la scena di Amleto in cui il principe di Danimarca entra a corte leggendo un libro ignorando i presenti. Per noi spettatori è evidente che finge per seminare sconcerto tra i presenti. Ma che finga o legga davvero non fa in fondo alcuna differenza; una persona che si immerga in un libro mentre è in società ci apparirà comunque separata dal reale, un assente, un fantasma quasi. Vale per Amleto e vale anche per la famosa foto che mostra Che Guevara in Bolivia, appartato sui rami, intento a leggere e consapevole – possiamo dirlo perché lo ha scritto in un diario – che la lettura rappresentasse per lui un rifugio, un modo di eludere i problemi quotidiani e allontanarsi dagli uomini, tanto da definirla la sua principale debolezza insieme al tabacco. Piglia dedica un intero capitolo a questo ulteriore paradosso apparente: Che Guevara, il guerrigliero che prima e dopo una battaglia si apparta e legge, che porta sempre con sé un tascapane di cuoio con dentro il diario e i suoi libri, malgrado l’imperativo primario di un guerrigliero sia la mobilità, lo spostamento rapido e incessante, e dunque l’essere leggeri e sempre presenti, capaci di disfarsi di tutto.

The Novel Reader, 1888 - Vincent van Gogh

Se chiedersi cosa sia un lettore implica che non si facciano distinzioni tra i lettori immaginari e i lettori in carne ossa, è inevitabile che la risposta sia sempre la stessa anche se sempre diversa. Esistono lettori di ogni sorta che hanno però in comune il porsi al limite di qualcosa, che sia il consesso sociale o la realtà o la vita. È per questo che spesso i lettori rasentano la follia come Don Chisciotte o finiscono male come Emma Bovary o finiscono male dopo aver rasentato la follia come Amleto. Nella sua illuminante esplorazione Ricardo Piglia li analizza uno a uno, spesso mescolandoli, e noi che leggiamo, compiaciuti ma anche un po’ turbati, non possiamo che dargli ragione, con il pensiero rivolto al caso di quel giovane impiegato nell’ufficio di una casa editrice che per anni si è fatto inviare con l’inganno manoscritti ancora inediti, finché non è stato arrestato all’aeroporto di New York. Nessuno ha mai capito perché lo facesse, visto che non ha mai cercato di lucrarci. Voleva godersi quei libri prima di chiunque altro, ha spiegato il ladro. Il che lo ha reso in fondo un nuovo Don Chisciotte, l’ultimo degli ultimi lettori.