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Lui è probabilmente il più grande scrittore italiano vivente. A lei sono dedicate queste cento poesie d’amore. Come Ladyhawke, di notte lei è un falco aggrappato al pugno di colui che l’ama, di giorno vola via. Come Knightwolf, lui è condannato a trasformarsi in lupo, se ne va ramingo ululando la rabbia del suo perduto amore. Lui è Michele Mari. Lei è questo libro, questi cento grandi inni alla donna che non si può avere, quella che ti trasforma in bestia, quella che sfugge come il tempo, quella che ti succhia il sangue goccia a goccia. Mai la poesia d’amore è stata così feroce. Lucido come una lama affilata, crudele verso se stesso e il mondo intero, con il definitivo umorismo del maniaco omicida, Mari ci regala cento piccole luminosissime gemme scovate negli abissi più neri del suo animo. Fanno tornare in mente la dolente cattiveria dei Joy Division. Tanto per farsi un’idea: «Come un serial killer faccio pagare alle altre donne la colpa di non essere te».

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