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Molti ricorderanno la trasposizione cinematografica con Tora Birch e una Scarlett Johansson appena diciassettenne. Non fu quel che si dice un blockbuster, ma i cultori delle produzioni indipendenti lo ricordano ancora come un film speciale per persone molto speciali. Raccontava la storia di due ragazze alle prese con quella fase della vita in cui, terminato il liceo, si deve decidere cosa fare del proprio futuro. Una trasognata commedia agrodolce sull’approssimarsi dell’età adulta. Il graphic novel da cui fu tratta è opera di Daniel Clowes, nato a Chicago «il giorno del ventinovesimo compleanno» di Jane Mansfield. Insieme a Charles Burns e Chris Ware è tra le firme di spicco del fumetto underground statunitense. Tra le tante cose, oltre ad aver collaborato con riviste del calibro di «Esquire» e «The New Yorker», è l’autore dell’animazione per il video I Don’t Wanna Grow Up dei Ramones. Alla sua comparsa in libreria, Ghost World fu salutato dalla critica che conta come un evento, una specie di bibbia per i giovani degli anni Novanta. La tanto chiacchierata Generazione X aveva finalmente il suo Giovane Holden, e che le protagoniste fossero due femminucce anziché un maschietto era una chiaro segno che i tempi erano cambiati. Enid e Rebecca sono amiche per la pelle, intelligenti quanto basta e ciniche come lo si deve essere in un mondo in cui non si crede più a niente o quasi. Trascorrono le loro giornate ciondolando e cianciando. Gli piacciono i ragazzi, pur non disdegnando la possibilità di essere lesbiche. Vivono sulle spine, in ansia per quel che faranno da grandi, desiderose di una svolta, di un qualcosa che forse non c’è, un’alternativa a un’esistenza anonima in una delle tante città qualunque della provincia americana. Incapaci di trovare una via di scampo alla cosiddetta normalità, non gli rimane che impegnarsi nella perfida arte del sarcasmo, criticando tutto e tutti, quasi che il ferire il prossimo sia l’unica forma di comunicazione possibile in un mondo fantasma dove ognuno è rintanato in se stesso. Una storia a fumetti d’alta scuola. Malinconia spietata e umori nostalgici, velati di un blu elettrico e crepuscolare: il blu in cui si immergono le case all’ora di cena, appena si accendono i televisori.

gw

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