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In molti lo ricorderanno come uno scrittore di fantascienza. L’ultimo grande maestro di un genere che, seppure volto per vocazione al futuro, sembra ormai consegnato al passato, a un secolo, il Ventesimo, in cui i bambini potevano ancora sognare di fare l’astronauta, da grandi. Ma Ray Bradbury non era affatto uno scrittore di fantascienza. Da bambino sognava di fare il mago, non l’astronauta. Può darsi che l’aspirazione gli derivasse dal fatto che una sua antenata, Mary Perkins Bradbury di Salisbury, Massachusetts, fu accusata di stregoneria e condannata all’impiccagione. Reminiscenze di questa paurosa storia di famiglia risalente al 1692 si manifestano spesso nella sua opera. Cos’è infatti Fahrenheit 451, coi suoi pompieri incendiari, i suoi roghi di libri proibiti, se non la storia di una caccia alle streghe? Curiosamente, per come la vedeva Bradbury, questo era l’unico suo libro che si potesse considerare fantascientifico. Tutti gli altri sono storie fantastiche, diceva. E le storie fantastiche parlano di cose che non possono accadere, mentre la fantascienza parla del contrario, di cose che possono accadere.

Può apparire paradossale che a esprimersi così fosse un autore il cui capolavoro racconta di una colonizzazione di Marte. Il pianeta rosso non è forse lo scenario fantascientifico per antonomasia? E come la mettiamo coi razzi, con la guerra atomica che flagella la Terra? Non sono forse tipici ingredienti da letteratura d’anticipazione? Senza contare il futuro, il tempo a venire in cui si svolgono queste Cronache Marziane. Non è forse il futuro il tempo più fantascientifico che ci sia? In teoria, sì. In pratica, è l’opposto. Non soltanto il libro è carico di nostalgia, il sentimento del passato. In un certo senso, anche il suo dipanarsi è un procedere a ritroso. Richiamati a casa dai disastri umani, i coloni abbandonando il pianeta rosso, che torna così a essere una landa desolata, abitata soltanto dai resti di una civiltà scomparsa, la civiltà di marziani più simili a fantasmi o a creature da favola che non al classico extraterrestre ipertecnologico. “L’astronautica ci fa fatto tornare tutti bambini” è la frase posta in esergo al libro. Ma come abbiamo visto, il Bradbury bambino era un aspirante mago. Una volta, al circo, un certo Mr. Electrico posò una spada elettrificata sul naso del piccolo Ray e gridò: “Vivi in eterno!” Fu in seguito a questo episodio che Ray pensò di soppiantare la magia con la scrittura. Che dire? Non sarà vissuto in eterno ma scrisse molto, e i suoi racconti magici resteranno con noi a lungo. Forse addirittura per sempre, il tempo delle favole.

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